I viaggi di Taddy e Gloria - Home
Home Home
Contatti Contatti
Iscriviti alla Newsletter Iscriviti alla Newsletter
Segnala il sito a un amico Segnala il sito a un amico
Aggiungi il Sito ai tuoi Preferiti Aggiungi il Sito ai tuoi Preferiti
Imposta questo Sito come pagina iniziale Imposta questo Sito come pagina iniziale
Mappa del sito Mappa del sito
Note Legali Note Legali
Chi Siamo
I Nostri Viaggi
Le Nostre Foto
I Nostri Video
Tour Enduro
Gps
RoadBook
Attrezzature di Viaggio
Guide e Mappe
Gps Italia Offroad
Enduro
Viaggi Enduro
Moto Fuoristrada
Diari-Guida
Shopping
Tour Fuoristrada
Meteo
Racconti
Isole Greche
Appunti
I Nostri Viaggi Enduro - Giro D'Italia Enduro
 
Giro D'Italia Enduro
Agosto 2012

Sognavamo un grande viaggio sulle due ruote, alla scoperta delle meraviglie di un paese unico, vario, ricco di storia e personaggi. E sognavamo di condirlo con le nostre grandi passioni: la cartografia, l'off road, l'ebbrezza della scoperta.
E' nata così l'idea del nostro Giro d'Italia Enduro, un viaggio lungo un mese per cui abbiamo duramente lavorato negli ultimi 4 anni: collaborazioni strette con altri enduristi, decine di esplorazioni sul territorio, studio approfondito dei percorsi con software dedicati, suddivisione del tracciato in tappe per tenere una media giornaliera di circa 160 km, ricerca degli alloggi nei punti strategici. Lentamente l'idea prende corpo e finalmente abbiamo in mano qualcosa di concreto: uno splendido itinerario ad anello di 4000 km, che partendo da Bologna seguirà tutto l'Appennino fino all'Aspromonte, ci condurrà sulle catene montuose sicule poi su quelle sarde, infine a Livorno e da qui nuovamente a Bologna.
A luglio il grosso della logistica è completato: traghetti pagati, alloggi prenotati, benzinai individuati lungo la traccia. Tre zaini vengono assicurati ai portapacchi dell'XR ed uno finisce sulle mie spalle: riempiti con il materiale da campeggio, olio motore, lubrificante catena, una mezza tonnellata di attrezzi e ricambi per le moto, resta appena lo spazio per una maglietta a testa, un paio di pantaloncini, tre mutande e ciabatte infradito. Chi ci conosce dice che siamo “grandi”, la maggior parte della gente ci addita come “pazzi”, noi ci consideriamo semplicemente appassionati enduristi.
Non vediamo l'ora di accendere le moto e salutare le due Torri: ci attende un caleidoscopio di emozioni, paesaggi, incontri, storie ma anche di cibi, dialetti, mentalità, culture. Attraverseremo 12 regioni, ognuna con le proprie affascinanti caratteristiche, dunque torneremo arricchiti e un po' più orgogliosi di essere italiani. E tutto questo in sella alle nostre fedeli compagne a due ruote, un’enduro leggera (Honda XR250R) ed una trial alpinismo (Scorpa TY-S 125 Long ride), i mezzi ideali per questo genere di spedizioni, piccoli trattorini raffreddati ad aria che non si fermano di fronte a nulla.
All'alba del 4 agosto siamo pronti a partire!
L'Emilia ci introduce all'Appennino con le sue spettacolari mulattiere panoramiche; i colori dominanti sono il giallo e il marrone, colori intensi che ci parlano di caldo, lo stesso che ci avvolge subito come un pesante mantello. Caldo, sudore, polvere, fatica a respirare, tanta sete ma siamo felici come bambini. Al Sasso di San Zenobio siamo emozionatissimi: inizia la discesa verso Firenzuola e ci attende il primo cambio di regione! Volentieri ci immergiamo nei boschi e le moto corrono baldanzose quasi godendo anch'esse della frescura improvvisa. L'amata Toscana non ci delude: bellissime piste, terreno squisito da baciare coi tasselli, panorami mozzafiato, genti simpatiche e bizzarre… come l'endurista incontrato lungo il tragitto che quando impara che siamo diretti a Palermo non fa una piega ma ci domanda "Però ora passate da Olmo Fiesole?" (10 chilometri da lì) "Sì" "Ah bene, allora buon viaggio!"
Poco dopo Olmo la Scorpa accusa qualche problema alla frizione e ad un esame attento ci accorgiamo che il cavo si sta rompendo: per fortuna ne abbiamo uno di scorta e in fretta lo sostituiamo.
Ampie ghiaiate e i tipici viottoli toscani ci tengono compagnia fino alla splendida Monteriggioni e ancora più a sud nel cuore del senese; nei pressi di Rapale incontriamo il Cez, un caro amico endurista che con la sua Beta RR450 ci accompagnerà alla scoperta di posti incantevoli nella Val d'Orcia e nella Val d'Asso, senza far toccare ai nostri tasselli un solo metro d'asfalto! Assieme a lui ci lasciamo cullare dalla dolcezza dei luoghi, navigando fra le onde dorate del grano tagliato di fresco: sfumature, luci, ombre, castelli e borghi antichi, fra i quali spicca il piccolo gioiello di Lucignano d'Asso, l'ampia valle ai suoi piedi che si spinge fino al Monte Amiata.
Una bella cena ed una squisita ospitalità toscana ci attendono a casa del Cez, dove parliamo ancora di moto mentre i grilli quasi ci assordano e le stelle brillano in un cielo niente affatto disturbato da luci.
Il giorno dopo ripartiamo assieme, sempre verso sud, e di nuovo ci tuffiamo nell'oro, pizzichiamo la Via Francigena, poi lasciamo la campagna per una zona più montuosa con belle formazioni rocciose chiare e scorgiamo dal basso una torre giurisdavidica domandandoci cosa diamine sia. Salutato il Cez a Semproniano, il nostro viaggio prosegue verso l’Umbria, culla di una natura incantevole: paesaggi soffici e verdissimi percorsi inaspettatamente da piste spesso impegnative, il fondo di terra quasi sempre rivestito da uno strato di sasso smosso e scivoloso. Nei pressi di Terni facciamo sosta ai Prati Piani, per scendere dai quali diventiamo viola impiegando qualcosa come 3 ore per percorrere appena 6 chilometri. Una pista chiusa ci costringe infatti alla ricerca di una valida alternativa, ma prima di trovarla ci infiliamo ripetutamente giù per ripide mulattiere con pietroni grossi come angurie, tutte a fondo cieco. Nel risalirle la Scorpa s'inpenna allegramente ogni 5 metri mentre l'XR, carichissima, procede lentamente sbuffando e borbottando.
Appuntamento importante quello col lago del Turano, specchio color blu cobalto incastonato fra vette dalle pareti interamente rivestite da manti boschivi. Purtroppo alcuni incendi ne stanno in questo momento devastando diversi ettari e naturalmente la nostra traccia passa proprio da uno di questi bei posticini caldi caldi! Dato però che le fiamme sembrano ormai domate, decidiamo di seguire docilmente il Gps; mentre la cenere riempie lo spazio fra i nostri tasselli e il calore sale tremolante dal terreno a sciogliere la gomma dei nostri stivali, all'improvviso un idrovolante impegnato in un volo radente apre il portellone inferiore proprio sopra di noi: acceleriamo per non venire investiti dall'acqua così vaporizzata che pare fumo ma veniamo comunque spruzzati nella fuga! Le guardie forestali che incontriamo poco sopra, anziché farci la multa, ci chiedono ridendo "V'ha pigliato?"
Dopo pascoli sconfinati percorsi su piste in altura, nel nostro sesto giorno di viaggio l'Abruzzo ci accoglie con la spettacolare vallata di Cagnano Amiterno, dove cavalli e mucche circolano liberamente lungo le strade, le ombre si allungano per l'imminente tramonto e una bella doccia ci attende all'agriturismo Cascina. Da qui si attraversa una zona incredibile di candide colline, la cui terra accecante ci sconvolge di meraviglia. Seguiamo poi un single track a ripidi e stretti tornanti nel fitto della boscaglia, quindi un salto all'anfiteatro Amiternum e poi via verso le bianche pietraie che salgono in direzione del Gran Sasso. Queste piste vanno prese allegramente ma dosando il gas, così da poter galleggiare sulle pietre tonde e sdrucciolevoli impedendo alle ruote di scavare fosse nelle quali potremmo finire anche noi per sempre!
Ma subito dopo aver assaggiato la durezza delle pietre, ecco che le nostre moto scivolano veloci su morbidi prati, mentre la limpidezza dell'aria permette allo sguardo di spaziare fino alla Maiella e i raggi ultravioletti cercano ostinatamente di bruciarci le retine. Poi tutto si trasforma di nuovo: il paesaggio è squisitamente spigoloso e il terreno torna durissimo. In Abruzzo le piste sono quasi ovunque disseminate di pietre chiare su cui le moto saltellano allegramente e gli zaini minacciano di rimbalzare via dai portapacchi, tanto che ci fermiamo spesso per tenderne le cinghie. Non sono rare neppure le soste per le foto e quelle alle fonti dove facciamo il pieno di freschezza. Ad accontentarci pienamente, nel tardo pomeriggio sui crinali eolici che sovrastano Celano un acquazzone ci inzuppa completamente!
Il Sirente Velino è un luogo di una bellezza speciale; sarà per l'aria nitida del dopo temporale ma i colori oggi quassù sono davvero unici. Saliamo progressivamente di quota e quando arriviamo a 1800 soffia un vento fortissimo che ci sposta addirittura dalla traiettoria.
Dal paesino di Anversa seguiamo uno spettacolare sentiero che sale ripido verso una chiesetta e poi scende verso il villaggio abbandonato di Frattura Vecchia, un luogo mistico e perso nel tempo da cui si gode un panorama infinito sul resto del mondo.
Ma è tempo di cambiare regione! Il Molise ci accoglie coi suoi tratturi, le antiche vie della transumanza, retaggio di un tempo in cui immense mandrie si spostavano per giorni e giorni brucando lungo il tragitto e tenendo così pulite vere e proprie strade d'erba. Oggi sono rimasti tratti molto belli di queste antiche vie, che portano a scoprire gioielli architettonici dell'antichità, come le affascinanti rovine di Saepinum.
Endurare in Molise è divertente perché i tratturi non sono sempre ben visibili e riconoscibili, così ci si ritrova spesso a guidare nell'erba altissima pensando "siamo fuori rotta" per poi dopo qualche tempo accorgersi di essere assolutamente sulla retta via! E che soddisfazione quando si esce da un fitto roveto dove le spine ti hanno appena sfregiato quell'unica zone del corpo scoperto, la punta del naso, per sbucare su una pista un po' più larga che ti dice che stai andando nella direzione giusta!
Seguendo il tratturo Celano-Foggia ci dirigiamo decisi verso la prossima regione: la Puglia. Attraversiamo un'area splendida su cui regna ogni sfumatura di marrone, morbide colline fra cui le moto corrono veloci mentre i nostri occhi vengono catturati da piccoli particolari, come qualche alberello solitario che si staglia nel blu del cielo. Lungo la discesa verso il Tavoliere scorgiamo per la prima volta il mare ed è una bellissima sensazione!
Una giornata quasi tutta esplorativa ci regala crinali eolici, tratturi, ghiaiate e mulattiere, tutto piuttosto scorrevole. Il caldo aumenta inesorabile e le fonti sono spesso prive d'acqua; stringiamo i denti fino ad Anzano dove inorridiamo scoprendo che i locali sono tutti chiusi e nessuno ci dà da mangiare. Per fortuna riusciamo a convincere la padrona di un piccolo alimentari a farci due panini: zia Maria all'inizio è un po' diffidente, ma poi ci prende in simpatia e finisce che ci racconta la storia della sua vita mentre chiede ad una conpaesana di salire in casa e portarle la maionese che ha finito in negozio. Ci porta panini, formaggio, frutta, vino, birra, gelato, caffè e una montagna di simpatia. Dopo una foto abbracciati a lei, risaliamo sulle nostre moto con lo stomaco pieno e il cuore felice!
Siamo diretti verso la zona vulcanica dei laghi di Monticchio, dove sgorga un'acqua naturalmente effervescente, buonissima e leggera. Peccato che la sorgente sia stata chiusa e che si possa gustare solo dalle bottiglie in vendita, ma volentieri accettiamo la novità e riempiamo i nostri water bag di tutte queste delicate bollicine.
Piste di terra ci tengono compagnia lungo ettari di campagna ed entriamo così in Basilicata, dove il caldo arriva alla sua massima potenza; decine di casette abbandonate, tutte identiche con portichetto e terrazzino, un grande numero dipinto sulla facciata e il nome del podere su cui poggiano, costruite durante la riforma fondiaria De Gasperi nei primi anni del dopoguerra, rendono questo luogo molto particolare. E' incredibile, sembrano fatte con uno stampino!
Mentre ci avviciniamo a Matera alcuni pesanti goccioloni preannunciano il temporale che sta impazzando proprio davanti a noi, con saette enormi che cadono ovunque; optiamo per ripararci in un piccolo capanno aspettando che la bufera passi ed è splendido osservare il cielo abbassarsi sempre di più e farsi nero e minaccioso, sussultare ogni volta che migliaia di volt si scaricano a terra con un boato spaventoso e sorridere infine alla scena dolce delle nostre moto parcheggiate proprio sotto un bellissimo arcobaleno.
E' tempo di riprendere il viaggio, ci aspetta Matera, la bellissima città dei Sassi, che sorge improvvisa dalle pareti a picco sul canyon della gravina.
Siamo in viaggio da 12 giorni ininterrotti, 10 ore in sella e pause brevissime, la fatica inizia a farsi sentire. E anche qualcos'altro... un bambino passandoci accanto esclama "Che puzza!" Un po' di relax nell'acqua calda delle vasche scavate nel tufo ci farà bene!
Mentre oziamo in attesa che si accendano le luci nella magica Matera, qualcosa nasce dentro di noi: è qualcosa che non riusciamo ancora a definire e che capiremo solo fra qualche giorno. Nel frattempo, dopo aver infilato nuovamente l'abbigliamento da enduro, seguiamo bellissime mulattiere con vista sulla gravina, risaliamo una serie infinita di stradelli in mezzo ai campi dorati, dove la geometria dei tagli del grano ci incanta e dove diamo gas divertendoci fra mille curve e drittoni in salita e in discesa. Superata Ferrandina ci accoglie una zona di splendidi calanchi, giù giù fino al fiume Agri, poi su di nuovo scivolando paurosamente sulla terra fresata di ripide piste campestri, dove io mi esibisco in uno spettacolare doppio carpiato dal quale esco miracolosamente illesa! Splendida vista sul suggestivo villaggio fantasma di Craco, abbandonato perché il terreno della collinetta su cui sorge sta inesorabilmente franando, e poi decisi verso Borgo Rabatana, attraversando finalmente un'area ricca di alberi.
Nel piccolo ma grazioso borgo incontriamo Nicola, un dolcissimo vecchino che ci porta in giro per le stradine presentandoci l'antico frantoio, la vecchia fonte, il lavatoio, la stradina che scende a Tursi ed una splendida pizzeria con tavolini su una terrazza panoramica, gestori molto ospitali e un'ottima birra fresca.
Dopo aver sostituito il filtro dell'aria della Scorpa, pieno all'inverosimile di polvere finissima, ci rimettiamo in marcia ansiosi di scoprire la prossima regione, la Calabria. Attraversiamo le stradine di Tursi mentre gli odori buoni del bucato steso al sole e del pane appena cotto ci solleticano le narici e poi ritti sulle pedane corriamo veloci su aghi di pino, sassi di fiume, terra, ghiaia con tutti i sensi ansiosi di nuovi panorami, nuovi profumi, nuovi gusti. Da qui in poi, infatti, il viaggio sarà tutto una sorpresa dal momento che le nostre esplorazioni si fermano alla Basilicata.
La sete di scoperta ci muove una nuova adrenalina e le moto, reagendo a dovere, ci conducono verso il primo esemplare di Pino Loricato, pianta endemica del Pollino. Bellissimi sentieri e piste ci accompagnano sull'altopiano, dove denti di roccia svettano all'improvviso dal terreno, decine di mucche pascolano serene, mille fiorellini azzurri solleticano i tasselli e succulente more mature ci riempiono le guance. Sfiliamo sotto le imponenti stratificazioni del monte Falconara seguendo l'antica Via dei Briganti e poi scendiamo decisi verso il letto in secca del fiume che ha formato nei secoli la spiaggia di Marina di Sibari, il Raganello. Scorriamo lungo incantevoli piste accanto e dentro il letto, 20 stupendi chilometri con le nostre ombre che si allungano davanti e stormi di uccelletti che ci rincorrono.
Finalmente ci aspetta un giorno di riposo in campeggio: ci dondoliamo allora in amaca, leggiamo, prendiamo un po' di sole, facciamo il bagno in mare... però ci sentiamo un po' strani...e finalmente capiamo cos'era quel qualcosa che non riuscivamo a decifrare. E' incredibile, ci manca tutto della moto: alzarsi all'alba, indossare i puzzolenti vestiti da enduro, caricare gli zaini, avviare il motore, salire in sella e andare andare andare, cambiare marcia, frenare, dare gas, alzarsi in piedi, sedersi, fermarsi per una foto, imprecare, gioire, sudare, superare un ostacolo, lanciarsi in discesa, aggredire una salita... ci accorgiamo che mentre siamo stesi in spiaggia è a tutto questo che pensiamo con insistenza, come fosse una sorta di droga... la moto come uno status vivendi...
Con gioia riprendiamo dunque il nostro viaggio; piste affiancate da milioni di fichi d'india ci accompagnano verso la boscosissima Sila dove il caldo è intenso e un lupo cita da un cartello "sono cattivo solo nelle favole". Le moto danzano allegre sulla terra morbida fra pini e felci, poi mordicchiano il terreno duro di pascoli in altura e infine scivolano sulla sabbia di piste dal terreno così secco che si è letteralmente sbriciolato.
Oggi arrivano anche gli sms per il mio compleanno; fra gli auguri più belli quelli della mia mamma: “Chi l’avrebbe mai detto che un frugolo di 3 chili avrebbe un giorno attraversato l’Italia su 2 ruote?!”
La Calabria è una terra aspra, selvaggia e dimenticata che però regala dolcezze inaspettate, come la vista sui Tre Pizzi prima di entrare ad Antonimina, come l'agriturismo L'albero della goccia d'oro, un piccolo paradiso dove si assaporano i veri tesori calabresi, come il ragazzino sullo scooter che senza proferire verbo ma regalandoci un tenero sorriso ci accompagna nella direzione giusta dopo che abbiamo incontrato un ponte crollato, come il ragazzo che abbandona i suoi animali per farci strada verso la mulattiera che sale sui crinali dell'Aspromonte che sovrastano San Luca, orgoglioso di aiutarci nella nostra impresa. Decine di persone si sono adoperate per insegnarci una strada piuttosto che un'altra ed è soprattutto grazie a loro che abbiamo potuto attraversare la Calabria quasi tutta off road.
A Villa San Giovanni ci imbarchiamo per la prossima regione, la sublime Sicilia.
Nell'uscire da Messina la Scorpa si spegne misteriosamente un paio di volte, così ci fermiamo sotto il sol leone per vuotare la vaschetta del carburatore e sostituire ancora una volta il filtro dell'aria pieno di polvere rossastra. Dato che da un po' di giorni fatica anche a spegnersi, ne approfittiamo per spruzzare un po' di liquido lavacontatti nel blocchetto che alloggia il pulsante dello spegnimento.
Ma presto! torniamo in sella!! ci attendono i bellissimi Monti Peloritani, con le loro piste estremamente panoramiche, i canaloni selvaggi, i silenzi, le gole da risalire immersi in colori da favola! Seguire la Dorsale è già di per sé un'esperienza eccitante, quando poi si fanno incontri come quello con Carmelo, che prima ci regala momenti di poesia raccontandoci l'alba sull'Etna, poi ci infila nello zaino pere e formaggio e infine insiste per avere una foto assieme a noi... che dire, innamorarsi della Sicilia diventa inevitabile!
Sui Nebrodi prendiamo una lunghissima pista che corre per ore e ore nel sottobosco, dove sostiamo per pranzare con i prodotti di Carmelo sdraiati a terra nella pace più totale. Di una bellezza mozzafiato è stato l'avvicinamento ai monti, attraverso una zona pastorale la cui orografia si alza in collinette dall'aspetto lunare e dove abbiamo incontrato il pastore che si è portato le mani alla testa esclamando "Certo che ce ne sono di pazzi in giro!" e che ha insistito per offrirci la sua ricotta.
Dalla bellissima Petralia Soprana ci portiamo verso le Madonìe seguendo lunghissime piste di campagna, immersi nella dorata erba alta fino alla sella. Visitiamo increduli la splendida Gurfa, un pregevole esempio di architettura rupestre dalla data incerta, una seria di ambienti comunicanti fra loro mediante corte gallerie che si affacciano alla fine su un'enorme stanza dal soffitto a cupola, davvero impressionante; scavata interamente nell'arenaria, era con tutta probabilità utilizzata per lo stoccaggio del grano.
La catena delle Madonìe è molto tutelata ed abbiamo così preferito lasciarcela a nord per seguire pista campestri comunque bellissime, senza quasi mai perdere di vista le vette.
Sulla Piana degli Albanesi i gestori dell'agriturismo Sant'Agata ci domandano sarcastici cosa ne pensiamo delle loro strade e noi rispondiamo "Tutto il bene possibile; noi le cerchiamo brutte, per noi peggiori sono e meglio è, per cui voto 10!" ci guardano con gli occhi sbarrati "I turisti di solito sono inorriditi dalle nostre strade, siete i primi a darci una risposta del genere, dovremmo incorniciarla!"
Dopo aver seguito un'antica ferrovia con tanto di suggestive gallerie, arriviamo alla fine del nostro 22esimo giorno di viaggio in vista di Palermo. Che visione incredibile! Palermo come Rio, Punta Raisi come il Pan di Zucchero: visto da quassù il capoluogo siciliano è davvero incantevole! Restiamo lunghi istanti ad osservare in silenzio le mille casette chiare che paiono passeggeri in attesa di imbarcarsi, poi scendiamo decisi seguendo ripide piste pietrose. Andiamo direttamente al porto dove ci spogliamo in parte delle noiose protezioni: ci troviamo sul trampolino di lancio per l'ultima regione, la meravigliosa Sardegna!
Facciamo colazione al bar del porto di Cagliari e subito partiamo, seguendo la ghiaiata che corre accanto agli Stagni di Molentargius e Quartu, pieni di eleganti fenicotteri rosa. Poi saliamo rapidamente di quota e ci immergiamo nell'affascinante entroterra sardo, ricco di profumatissima macchia mediterranea vestita sorprendentemente di colori autunnali. Solo nel profondo delle valli, dove scorrono fiumi stagionali, il verde degli oleandri spicca e rompe la quasi monocromìa del paesaggio.
Iniziamo un divertente sali-scendi seguendo piste ora scorrevoli ora impegnative. Poi, all'improvviso, scorgo un'ombra enorme sulla pista davanti a me, trattengo il fiato e tiro la leva della frizione per non emettere rumore, alzo gli occhi al cielo e la vedo, bella, bellissima: è un'Aquila Reale e sta volteggiando leggiadra proprio sopra di me, facendomi sentire l'eletta. Sono emozionatissima, il cuore mi batte forte, rallento, mi fermo, vorrei scattarle una foto ma pochi secondi e lei è già un puntino all'orizzonte. La saluto mentalmente, che le tue ali trovino sempre correnti d'aria pura...
Maciniamo molti altri km fino ad una pista che corre in alto sul mare; alla nostra destra pareti scoscese si tuffano fra le onde mentre alla nostra sinistra pareti a picco si sgretolano in grossi pietroni che invadono la sede stradale. Arriviamo così fino a Marina di Coccorocci dove sostiamo in campeggio un giorno intero. Qui stendiamo su un filo tutto ciò che abbiamo addosso... e restiamo basiti nel notare che sembra l'abbigliamento di un'intera squadra di calcio anziché di una coppia di enduristi! Abbiamo entrambi un'antipatica, fastidiosa e dolorosa dermatite, io su tutta la schiena e Taddy sulle mani e sui polsi, ma ciò non ci impedisce certo di tornare a vestirci di tutto punto e risalire finalmente in sella!
Le moto ci portano sotto pittoreschi pinnacoli di roccia chiara che svettano dal verde della vegetazione, poi nella fresca penombra di boschi che celano vecchi cuili, fonti di pietra e bellissimi nuraghi: è splendido il contrasto fra la modernità delle due piccole moto e l'antichità delle costruzioni megalitiche.
Vagando per i sentieri all'improvviso ci ritroviamo all'aperto in un punto dove le rocce si gettano a precipizio nella valle: qui quando piove si forma una splendida cascata ma oggi è tutto secco e il silenzio è assoluto. Assaporiamo la totale assenza di suoni cui le nostre orecchie non sono abituate... poi accendiamo i motori e ripartiamo.
All'imbrunire ci lanciamo in una nuova avventura: seguire il letto di un fiume fino ad un punto noto perché fatto un anno fa insieme ad amici; il Gps ci indica che siamo abbastanza vicini ma ci sono varie difficoltà da superare. Siamo stanchi, accaldati, senz'acqua e dobbiamo ancora lottare con macigni, cespugli spinosi, contropendenze e il buio imminente. In un punto ricostruiamo anche il sentiero per evitare che le moto cadano in un buco profondo; a me la moto cade lo stesso e mi schiaccia il polpaccio contro una roccia, bruciore bestiale ma stringo i denti. Alla fine arriviamo sul sentiero conosciuto e, dopo 13 ore in sella e sotto la luce azzurrognola della luna, finalmente raggiungiamo l'albergo sul passo Genna Silana, dove ceniamo e corriamo a dormire stremati ma decisamente soddisfatti!
Il giorno successivo è pregno di esplorazioni e scoperte sulle montagne di Urzulei. Si comincia con il magico incontro con Ciccio Antonio, il pastore che 50 anni fa accompagnava mio padre e gli altri ragazzi del Gruppo Speleologico Bolognese all'ingresso di grotte ancora inesplorate, dove loro si calavano muniti di corde, scalette e canotti scoprendo importanti confluenze sotteranee fra fiumi, cascate e laghetti cristallini. Con l'augurio di Antonio nell'anima (Buona spedizione!) procediamo su una serie di sterrati che salgono senza posa fino ad un'altura selvaggia, da cui poi si scende seguendo un bellissimo sentiero stretto e tutte curve verso una valletta con bellissimo nuraghe senza nome.
Transitiamo quindi per il paesino di Oliena, dove la candida chiesa nella piazza è addobbata a festa e mille bandierine colorate cantano al vento.
Il caldo è veramente intenso oggi ed ogni fonte è luogo di sosta forzata: in una di queste Taddy non resiste alla tentazione e si tuffa nell'acqua completamente vestito!
All'agriturismo Ertila sopra a Bitti tutti ci fanno festa, padroni, cani e gatti. Ceniamo divinamente fra la simpatia di tutti.
Le piste per Olbia ci cullano in un saliscendi continuo fra sempreverdi da cui svettano montagne aguzze, in un corollario naturale davvero incantevole; le orecchie si aprono e si chiudono continuamente e noi ci facciamo avvolgere dalla calura alle quote minori e dall'aria frizzante in altura. Sono tutte sensazioni che ci teniamo ben strette ma in realtà siamo un po' malinconici poiché il nostro viaggio sta velocemente avviandosi verso l'inevitabile conclusione.
Ad Olbia Taddy opta per sostituire la gomma posteriore dell'XR, ormai priva di tasselli; il gommista resta sbalordito quando impara che abbiamo quasi concluso un giro così lungo, fuoristrada, in solitaria e senza alcun supporto esterno; fa i complimenti a me perchè ho compiuto l'impresa con una moto da trial e dice a Taddy "Sei un uomo coraggioso".
Il traghetto per Livorno ci riporta sul continente, dove ci accolgono un tempo instabile, fango, rocce scivolosissime e perfino la nebbia. Tre giorni sono necessari per tornare a casa: avvicinarsi lentamente ai panorami consueti, quelli che ci tengono compagnia tutte le domeniche e che meglio conosciamo, è a dir poco emozionante.
Mentre percorro gli ultimi km medito sul fatto che per me il Giro d'Italia non è stato solamente un grande viaggio off-road, bensì anche una vera e propria scuola... di tecnica, di resistenza fisica e di tenacia.
Nel tardo pomeriggio del 30esimo giorno spegniamo le moto nel cortile di casa: mille ricordi nella nostra mente, un turbinio di emozioni nel cuore, la soddisfazione di essere riusciti in un’impresa tanto sognata, la gioia dell'affiatamento fra noi che non ci ha mai abbandonato, la gratitudine verso tutti coloro che ci hanno ospitato, accompagnato ed aiutato a realizzare questo sogno, il desiderio di raccontare agli amici tutte le avventure vissute... ma soprattutto una gran voglia di tornare nuovamente in sella!
Un mio grazie particolare a Taddy ed al suo progetto semplicemente perfetto!

   
Segnala il racconto
ad un amico
 
Versione stampabile
Motivazioni, descrizioni e ringraziamenti

Prefazione:
Uno dei nostri sogni e' sempre stato quello di fare il giro d'Italia, non con la maglia rosa, ma con la maglia rosa infangata... Cioe' attraversare quasi tutta l'Italia percorrendo con le nostre Moto da Enduro il piu' possibile strade sterrate, sentieri, mulattiere, cavedagne, tratturi, insomma tutto cio' che non e' asfaltato. Da tale sogno e' nata l'idea di preparare questo viaggio, cercando di unire tutti i sentieri d'Italia tra loro e creando così le prime cartografie Gps anche con l'aiuto di collaboratori sparsi per lo stivale. Ebbene si ci siamo riusciti, abbiamo fatto il Giro D'italia enduro (90% OffRoad) in Agosto 2012 !

Descrizione del "Giro D'Italia Enduro":
Questo viaggio con moto da enduro al 90% Off-road e' iniziato dal centro di Bologna, sotto le due Torri, ed e' stato un giro ad anello d'Italia di circa 4100 Km con arrivo sempre sotto le due Torri di Bologna dopo 30 giorni, quasi tutto fuoristrada. Abbiamo attraversato una gran parte dell' Italia per sentieri nel pieno rispetto della natura con piccole e lente moto da Trial/alpinismo. Abbiamo fatto questo giro d'Italia con calma, in 30 giorni, seguendo mulattiere e sentieri, dormendo in campeggio o in agriturismi remoti, incrociando animali e pastori, mangiando con loro formaggi o ricotta fresca, evitando le "grandi opere", la velocità e le modernità. Il nostro intento e' stato quello di trasmettere un messaggio di ritorno al passato, dire a tutti quelli che ci vorranno ascoltare che è ancora possibile attraversare l'Italia con delle moto di piccola cilindrata, lente, silenziose e poco invasive, evitando le strade veloci, viaggiando solo su strade bianche, sentieri di terra e fango, pietraie impegnative, su antichi tratturi e storiche mulattiere.

Stato del Viaggio:

Tipo di viaggio: Fai da te, senza nessun supporto al seguito, zaino sulle spalle o sulla moto, 90% offroad, con Moto da enduro/Trial-Alpinismo
Titolo del viaggio: "Giro D'Italia Enduro"
Partenza:
Agosto 2012
Durata del viaggio: 30 giorni
Partecipanti: Taddy e Gloria
Pernottamenti: Campeggi, B&B, Agriturismi, Alberghetti
Trasporti: Moto Enduro/Trial/Alpinismo - Traghetti
Pasti: Al sacco acquistato in loco, Agriturismi, trattorie o Bar
Mappe cartacee: Militari IGM scala 1:50.000, Carte topografiche escursionistiche varie in nostro possesso
Riferimenti GPS: Cartografie Gps Offroad dal nostro ambizioso progetto cartografico Gps Italia Offroad che sta avendo molto successo e sempre piu' collaboratori attivi che ringraziamo e a cui chiediamo di continuare a collaborare per l'aggiornamento continuo delle mappe

Partecipanti:

Taddy
: Honda Xr25oR - Endurista da un quarto di secolo, assolutamente non un fenomeno, gli piace ammirare la natura piuttosto che "smanettare", ideatore del progetto, conoscitore di migliaia di km di fango e polvere, esperto cartografo, organizzatore dello studio del percorso, della logistica, ecc.

Gloria: Scorpa TY-S 125 Long ride - Moglie di Taddy, si è avvicinata all'enduro da pochissimo grazie all'acquisto di una moto adatta al suo fisico gracile ed alla sua altezza limitata, già "famosa" poiché hanno parlato di lei a proposito di questo argomento le migliori riviste del settore, Motociclismo Fuoristrada e Trial Magazine, oltre che essere citata sul sito della Scorpa Italia (Anche le donne amano Scorpa). C'è chi dice che le donne dovrebbero stare a casa a fare la calzetta mentre i mariti fanno enduro, ma per noi non è così: lei in sella alla sua Scorpetta ha fatto il Giro d'Italia Enduro.

Ringraziamenti:
Tutti i collaboratori enduristi, fuoristradisti 4x4 e Mountain Bikers che da 5/6 anni hanno partecipato, con lo scambio di percorsi offroad, al nostro progetto Gps Italia Offroad, arricchendo il nostro e il loro database di percorsi fuoristrada. No Limits Moto la nostra officina moto di fiducia che con pazienza ha sistemato le moto per questa impresa e ci ha consigliato gli accessori giusti. Ognibene che ci ha consigliato e in parte offerto catena corona e pignone. A.B. Automatica Bolognese che ci ha fornito pezzi di ricambio e accessori torniti su misura. Consolini Franco che purtroppo ci ha lasciato 15 giorni prima della partenza ma che fino ad allora e' stato sempre disponibile ad ascoltarci e a comprendere i nostri piccoli problemi sulle moto per poi riparare e spesso creare ricambi ed accessori su misura per tutti i nostri viaggi offroad; ci mancherai tantissimo. ABC Foto Ottica che da sempre ci consiglia e ci aiuta con competenza nella scelta degli apparecchi e accessori fotografici oltre ad essere spesso maestro di consigli preziosi. Il Cez e la moglie Carla che ci hanno ospitato anche se sporchi e puzzolenti per una notte nella loro casa a Montepulciano e che ci hanno regalato una splendida serata in loro compagnia. Il Cez che ci ha accompagnato nei sentieri piu' segreti della val D'Orcia e che, oltre ad averci mostrato luoghi splendidi, ha portato una tappa da noi prevista con una percentuale Offroad dell' 85% al 99%. Carmelo Ferrara incontrato lungo una pista in Sicilia che ci ha regalato due chiacchiere in mezzo al deserto, un ottimo formaggio fatto da lui e delle pere speciali di altri tempi. Gloria che sempre stringendo i denti su una minuscola moto da Trial ha sopportato le fatiche, le incertezze, la polvere e le mule impestate di un viaggio che tanti uomini sono certo farebbero fatica ad affrontare per un periodo cosi' lungo: un pesante zaino in spalla per 30 giorni che ti fa venire vesciche e irritazioni, quintali di polvere, fango, letame, sudore e puzze di ogni genere che ti ritrovi ovunque e sempre addosso o dentro alla tenda e al sacco a pelo, e alla sera tolto l'abbigliamento enduro ti ritrovi per ragioni di spazio con una sola maglietta di ricambio, un solo paio di pantaloncini minuscoli e logorati e delle ciabatte infradito sottili come il pane carasau. Tutti coloro che incontrati lungo le piste o i sentieri ci hanno consigliato di passare di qui piuttosto che di qua perche' di qui c'e' una frana o un problema. Tutti i pastori o gli allevatori che hanno messo un cancello per il bestiame con la possibilita' per tutti di entrare senza metterci un lucchetto o un cartello di proprieta' privata. Tutti i Trekkers a piedi e i Mountain Bikers che ci hanno salutato felici e senza pregiudizi anche se avevamo un mezzo a motore. Tutti coloro che ci hanno dato un pasto e da bere anche se non avevano una licenza o stavano chiudendo. Tutti coloro che ce ne siamo dimenticati, in quanto le esperienze sono troppe da memorizzare per le nostri menti frollate dagli scossoni delle mulattiere, ma che ci hanno aiutato in questo meraviglioso e indimenticabile viaggio enduro.

Ci hanno aiutato in questo progetto
Giro D'Italia Enduro nel nostro sito
Tour Enduro / Percorsi Enduro nel nostro sito
Tour e Viaggi Enduro Appennino/Mappe e Percorsi Fuoristrada/Moto Fuoristrada nel nostro sito
Shopping online Appennino/Enduro/Percorsi Fuoristrada
   
Copyright © 2003 | I viaggi di Taddy e Gloria | Project by Taddyweb
Indietro Indietro
I viaggi di Taddy e Gloria - Home
Torna Su
Torna su